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Pesca e aree marine protette, ecco il resoconto del dibattito del 24 maggio

La presentazione della Lista Rossa sui pesci marini ossei

29 Maggio 2017

Anche sul tema del rapporto tra pesca e aree marine protette la discussione svoltasi nel pomeriggio del 24 maggio ha fatto emergere disponibilità alla collaborazione e al raggiungimento di obiettivi comuni. La presentazione della Lista Rossa dei pesci marini ossei (PDF pdf e database ricercabile) ha rappresentato per esempio un primo elemento rispetto al quale definire e costruire ragionamenti costruttivi tra pescatori e gestori di aree protette. La Lista Rossa, peraltro, testimonia la prosecuzione del lavoro coordinato fra il Ministero dell'Ambiente, la Federparchi ed il Comitato italiano IUCN sul tema della biodiversità in pericolo.

La Lista presentata, primo esempio del genere in Italia sulla conservazione delle specie di pesci marini, è un lavoro reso possibile grazie al supporto della Società Italiana di Biologia Marina, la quale ha collaborato con competenza per la redazione di un documento autorevole e condiviso. Partendo dalla Lista Rossa sui pesci marini ossei, alcune aree marine protette hanno illustrato le loro buone pratiche per quanto concerne la collaborazione con gli operatori del mondo della pesca. Esempi di valore a livello del Mediterraneo e mondiale.

Le buone pratiche che coinvolgono i pescatori sui temi della gestione, della sorveglianza, dell'educazione ambientale, del monitoraggio scientifico, rappresentano ormai un modello presente e adottato in gran parte delle aree marine protette italiane, a dimostrazione del fatto che gli obiettivi di gestione e sostenibilità a lungo termine rappresentano un valore condiviso. Gli interventi delle associazioni della pesca professionale hanno testimoniato la bontà e l'efficacia delle attività in atto, confermando la volontà e la disponibilità ad allargare questa collaborazione anche ad altre realtà protette o a situazione che, in qualsiasi forma, possono raccogliere e fare proprie queste buone pratiche.

La vera criticità per molti è costituita, purtroppo, da tutte le attività di pesca illegale o non regolamentata, soprattutto quando non sottoposta a controlli o monitoraggio. In questo caso il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali ha offerto la più ampia disponibilità.

  Il tema della pesca di qualità, soprattutto quella condotta con strumenti che consentono la sostenibilità e il monitoraggio delle attività, è un tema di interesse a livello nazionale e locale. Federparchi si impegnerà affinché le collaborazioni si consolidino e si strutturino diventando prassi quotidiana. E poi lo sforzo di promozione dei prodotti e delle attività, in modo da renderle riconoscibili anche dai turisti e, più in generale da tutti i consumatori. Ci sarà, insomma, uno sforzo per dare visibilità al comparto e tirarne fuori le potenzialità economiche e sociali.

  Un ulteriore elemento di valorizzazione può essere rappresentato dalla certificazione dei prodotti e delle filiere della pesca artigianale, ad esempio attraverso l'applicazione di specifici schemi definiti dal Marine Stewardship Council (MSC), che fornisce già, per altri settori e prodotti della pesca, consolidate procedure per garantire la sostenibilità dello sfruttamento degli stock ittici marini. Ministero dell'Ambiente e aree marine protette possono promuovere e condurre tutte le attività di monitoraggio della biodiversità, anche per quello che riguarda le consistenze degli stock e più in generale della biodiversità in ambito marino. Ciò favorirebbe anche una più continua e corretta applicazione della Strategia Marina dell'Unione Europea.

Anche nel caso della pesca, quindi, il principale risultato emerso è quello della possibilità, intesa quasi come urgenza imprescindibile, di avviare e consolidare rapporti di collaborazione e progetti coordinati e sinergici per obiettivi, azioni e strategie di valorizzazione del settore.