a: Alectoris graeca graeca - b: Alectoris graeca saxatilis -
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Alectoris graeca whitakeri


AREALE DI NIDIFICAZIONE


Sistematica

Ordine: Galliformi (Galliformes)
Sottordine: Fasiani (Phasiani)
Famiglia: Fasianidi (Phasianidae)
Sottofamiglia: Perdicini (Perdicinae)
Sottospecie italiane:
- Alectoris graeca graeca (Meisner, 1804)
- Alectoris graeca saxatilis (Bechstein, 1805)
- Alectoris graeca whitakeri Schiebel, 1934

Geonemia

Specie politipica a corologia europea. La sottospecie nominale è diffusa nella ex Jugoslavia sud-orientale, Bulgaria meridionale e Grecia, nonché in Italia nell’Appennino centro-meridionale; nell’arco alpino dalla Francia all’Austria, nell’ex Jugoslavia occidentale e sud-occidentale è presente la sottospecie saxatilis, mentre in Sicilia è presente A. g. whitakeri. Di recente è stata formulata l’ipotesi che la popolazione appenninica sia da riferire ad una nuova sottospecie diversa da quella nominale, ovvero A. g. orlandoi (Priolo, 1984). Tale ipotesi non è ancora stata confermata da specifiche analisi genetiche.

Origine e consistenza delle popolazioni italiane

In gran parte dell’areale italiano la Coturnice appare in sensibile declino. A partire dalla seconda metà del XX secolo si è infatti assistito sia ad un progressivo decremento numerico delle popolazioni sia ad una contrazione dell’areale.

Fenologia stagionale

La Coturnice è sedentaria, ma compie spostamenti altitudinali stagionali di varia ampiezza in relazione alle avversità del clima invernale, e in particolare all’innevamento. È gregaria ad eccezione del periodo riproduttivo, quando le brigate si disperdono e si formano le coppie, caratterizzate da una spiccata territorialità. Il nido viene predisposto in una depressione del terreno al riparo della vegetazione o di una roccia utilizzando materiale vegetale. Tra aprile e giugno ha luogo la deposizione, in genere di 8-14 uova deposte ad intervalli di 24-36 ore. L’incubazione ha inizio con la deposizione dell’ultimo uovo e ciò determina una schiusa sincrona. La cova, che si protrae per 24-26 giorni, è a carico della sola femmina. I pulcini sono nidifughi e in grado di compiere i primi voli all’età di 1-2 settimane. La prole è accudita dalla sola femmina o da entrambi i genitori. Il nucleo familiare può mantenere la propria individualità fino alla formazione delle coppie nella primavera successiva, oppure unirsi ad altre nidiate o individui isolati in gruppi anche di 35-40 individui.

Habitat

La specie frequenta rilievi rocciosi tendenzialmente aridi, praterie xeriche a strato erbaceo piuttosto basso con affioramenti rocciosi e pietraie, pascoli e, sull’Etna, distese laviche del tutto prive o più o meno ricoperte da vegetazione. Sulle Alpi è presente ad altitudini comprese tra 800-1.000 e 2.300-2.500 m, sull’Appennino tra i 1.600 e i 2.200 m, e in Sicilia tra poche decine di metri ad oltre 2.000 m.

Conservazione

La specie ha uno status di conservazione sfavorevole in Europa (SPEC 2: vulnerabile). È inserita nella Lista Rossa italiana come “vulnerabile”. Lo status attuale di conservazione sfavorevole della specie è riconducibile ad alcuni fattori negativi, e segnatamente alle modificazioni ambientali dovute all’abbandono delle attività agricole e di quelle pastorali nelle zone montane, all’eccessiva pressione venatoria e al bracconaggio. Come nel caso degli altri Galliformi di interesse venatorio, per far fronte al declino delle popolazioni si è ricorso al ripopolamento. Fino ad un recente passato per tali immissioni sono stati più spesso utilizzati ibridi sia con la Pernice rossa che con la Coturnice orientale (Alectoris chukar), quando non addirittura ibridi tra queste due ultime specie. Assai numerose sono state pure le immissioni di Coturnice orientale. Fortunatamente non pare che tali ripopolamenti abbiano alterato l’individualità delle tre sottospecie presenti in Italia. Un’efficace azione di conservazione non può prescindere da un lato dalla limitazione della pressione venatoria con prelievi commisurati all’incremento annuo, dall’altro dalla cessazione dei ripopolamenti indiscriminati. Interventi di reintroduzione tecnicamente corretti potrebbero essere effettuati utilizzando soggetti ottenuti in cattività da ceppi selezionati delle distinte sottospecie.

Mario Spagnesi