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Incontro dei Membri Mediterranei dell'UICN

Napoli, 19-22 giugno 2004

Intervento del Prof. Matteo FUSILLI, Presidente della Federparchi L'ampio insieme dei parchi italiani, nella sua configurazione odierna, è il frutto di un processo caratterizzato da una generale maturazione della società e da una ampia partecipazione.
Dopo la fase istitutiva dei cosiddetti "parchi storici"- che furono quattro, due alpini, uno appenninico ed uno costiero - che risale agli anni '20 e '30 del secolo scorso, i primi territori protetti di grandi dimensioni sono stati istituiti dalle amministrazioni regionali appena dopo la loro creazione (avvenuta nel 1970).
Si può dunque affermare che il decentramento amministrativo ha coinciso con l'avvio dell'esperienza dei parchi, spesso affidati in gestione a consorzi di enti locali e aperti alla collaborazione dei cittadini e delle organizzazioni ambientaliste.
Se si considera poi che le prime istituzioni furono decise a seguito di campagne di stampa, raccolta di firme, petizioni e proposte di legge d'iniziativa popolare, si può anche osservare che l'origine stessa della vita delle aree protette italiane è stata segnata da un importante protagonismo delle popolazioni locali.
Entrambi questi elementi sono stati importanti per il diffondersi di una concezione dinamica dei parchi. Essi si sono integrati con una visione che già era presente nell'elaborazione di settori importanti del mondo scientifico, il cui maggior esponente, Valerio Giacomini, nella sua opera "Uomini e Parchi", aveva segnalato che il "tema della conservazione non può essere considerato in modo restrittivo nelle pure necessità della tutela naturalistica, ma deve dilatarsi…alle dimensioni globali del territorio e a quelle interdisciplinari della pianificazione e dell'uso della risorsa ambientale".
Ma è la legge quadro sulle aree protette, approvata dal Parlamento nel 1991, a segnare una vera e propria svolta in Italia. Grazie a quella legge, la 394 del 1991 - e all'adeguamento ad essa delle legislazioni regionali - sono stati istituiti 24 parchi nazionali, 128 parchi regionali, 23 aree marine protette ed una grande quantità di riserve naturali, per una estensione complessiva di 3.265.000 ettari, superiore al 10% del territorio nazionale. Alla gestione di questo immenso patrimonio che coinvolge più di un terzo della popolazione italiana, collaborano tutte le regioni, le province, numerosissime comunità montane e ben 2675 comuni, in pratica un comune italiano su tre.
Per comprendere pienamente però il significato dei termini che usiamo quando descriviamo questa realtà – integrazione tra tutela e sviluppo, partecipazione, qualità ambientale, identità locale - occorre fare riferimento anche ad altre cifre.
Quelle delle presenze naturali. I parchi e le riserve assicurano all'Italia il primato europeo della biodiversità, tutelando 57.000 specie animali (un terzo di quelle europee); 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee, il 13,5% costituito da endemismi). I parchi italiani tutelano alcune delle più grandi riserve di acqua dolce d'Europa. Ghiacciai, torrenti, laghi, sorgenti e fiumi sono inclusi quasi esclusivamnete nelle aree protette. I parchi italiani contengono e custodiscono la gran parte dei boschi e delle foreste del nostro paese.
Le cifre delle rilevanze storiche, artistiche o architettoniche: i millesettecento centri storici, i duecentosettanta tra castelli, rocche e fortificazioni, le centottantanove aree archeologiche, i duecentonovantuno tra santuari, monasteri e chiese rurali, le settantatre ville storiche; i centoquarantanove musei. E ho proposto i dati dei soli parchi nazionali, perché non è ancora disponibile un censimento di quelli di tutti i parchi, tanto grande è il loro numero.
E ancora: le cifre delle attività o delle produzioni tipiche dei territori a parco, degne di essere salvaguardate come testimonianza dell'utilizzazione sapiente delle risorse naturali. Come ad esempio i quasi cinquecento prodotti "unici" e 1.600 produttori che vi si dedicano, censiti da un lavoro promosso dal Ministero dell'Ambiente e raccolti in un meraviglioso Atlante nazionale.
C'è poi l'ultimo aspetto, che non è esprimibile in cifre ma che in realtà riassume tutti i dati in un quadro sintetico fortemente espressivo: quello dei paesaggi. I paesaggi dei nostri parchi sono, quasi nessuno escluso, il frutto della commistione di tutti questi elementi; una combinazione sapientemente costruita nei secoli dalle attività che le comunità hanno sviluppato per abitare, vivere, produrre, difendersi, crescere.
La legge quadro nazionale ha contribuito ad interpretare prima e a sostenere poi questo processo. Essa ha infatti come punto essenziale la condivisione delle scelte e la partecipazione delle istituzioni locali e dei cittadini che nei parchi vivono e operano.
Prevede infatti che le realtà locali siano associate alla gestione attraverso la "Comunità del Parco"- l'assemblea dei sindaci e dei presidenti delle altre amministrazioni - che nomina propri rappresentanti nel Consiglio Direttivo, esprime pareri sugli atti principali (a partire da quelli pianificatori e di bilancio) e approva il Piano di sviluppo economico e sociale. Ma la partecipazione è favorita anche dall'affermazione del principio che deve esservi leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali e integrazione delle attività dei parchi nei programmi di sviluppo territoriale. Le azioni intraprese dai parchi, da quelle di studio e conservazione a quelle di divulgazione e promozione a quelle economiche e produttive devono essere condivise dagli attori istituzionali interessati e dalle componenti sociali, culturali e imprenditoriali.
Si tratta di una impostazione confermata come valida dall'attività pratica. Con i propri progetti di tutela dell'ambiente fisico, della biodiversità, del paesaggio, con le attività di promozione dello sviluppo i parchi hanno infatti messo in evidenza che la straordinaria ricchezza del nostro patrimonio naturale non è la conseguenza di una casuale evoluzione. Essa è in realtà il frutto di tanto lavoro e di profonde conoscenze, proviene da una storia, anzi da innumerevoli storie di adattamento dell'uomo alla natura e della natura all'uomo, da secoli di tentativi e sperimentazioni che hanno prodotto, come già detto, una grandissima varietà di saperi, di abilità, di consuetudini.
Se si comprende il valore di questo rapporto tra natura, storia e paesaggio si comprende cosa sono i parchi italiani e la ragione per cui essi stiano divenendo anche i luoghi dell'identità culturale. Tanti cittadini e operatori avvertono che grazie al parco c'è spazio e considerazione; c'è apprezzamento per la loro espressione lavorativa. Le comunità che li rappresentano sono sempre più sollecitate ad interpretare questo sentimento e grazie a ciò i parchi sono un fermento continuo di nuove idee, di elaborazione di progetti, di creazione di associazioni e movimenti, la cui tendenza è, appunto, l'affermazione dell'identità.

Si è insomma confermato nell'azione concreta che per assicurare tutela e sviluppo bisogna coinvolgere le comunità, fornendo alle popolazioni possibilità di sviluppo e finanziamenti adeguati.
Negli ultimi dieci anni sono stati investiti, dai soli parchi nazionali, circa 360 milioni di € che hanno determinato un indotto eccezionale in termini di economia e di occupazione. Sono stati sottoscritti accordi di programma e protocolli di intesa, predisposti progetti concordati tra enti di gestione e operatori pubblici e privati, che hanno contributo, in modo determinante, alla produzione di reddito e allo sviluppo delle economie locali.
Queste intese, così come i protocolli stipulati con molte associazioni che intendono collaborare alla costruzione delle politiche dei parchi italiani, hanno svolto e svolgono un ruolo attivo nell'avvicinare fasce consistenti di popolazione alla realizzazione dei nostri programmi.
Molti di questi accordi sono stati sottoscritti, per conto e in rappresentanza dei parchi, dalla nostra Federazione. Ed è allora giunto il momento che vi descriva le caratteristiche di questa associazione, i tratti della sua originalità, che sono anche, per molti aspetti, le ragioni della sua vivacità e della sua forza.
La Federazione italiana dei Parchi è innanzitutto un'associazione volontaria. E' nata e vive, cioè, per decisione autonoma, ogni anno rinnovata, degli enti di gestione delle aree protette che decidono le quote di adesione, approvano programmi e bilanci, eleggono organi e rappresentanti.
Insisto sull'aspetto dell'autonmia degli enti di gestione perché esso è determinante e consente di definire con precisione ruolo e collocazione dei parchi in Italia. L'autonomia è l'altra faccia della partecipazione, ad essa complementare. Solo un soggetto che può decidere autonomamente sulle politiche che deve condurre, sulle scelte che devono essere operate sul territorio che ha in gestione è spinto a sollecitare una vera partecipazione. E, parallelamente, solo i cittadini, le associazioni, le organizzazioni di portatori di interessi che sanno di poter effettivamente incidere sulle scelte e le azioni delle istituzioni, sono spinte a portare un contributo, a credere nell'utilità della propria partecipazione.
Ma l'autonomia dei parchi agisce beneficamente anche verso l'alto, cioè verso le istituzioni regionali e statali alle quali enti autonomi possono far giungere – ed è questo appunto il caso dell'Italia – contributi, proposte, sollecitazioni, a volte vere e proprie critiche, utili alla definizione di politiche più adeguate alle necessità.
Grazie a questa vita autonoma, non dunque solamente derivata o subalterna, si crea insomma un legame, una cerniera, tra la partecipazione attiva alla gestione del singolo parco e la determinazione delle scelte riguardanti l'intero sistema delle aree protette.
La Federparchi è dunque il prodotto di questa situazione, una originale combinazione di espressione sindacale, laboratorio culturale, rappresentanza sociale. Espressione sindacale in quanto ferma propugnatrice, nei confronti delle autorità, delle esigenze e delle prospettive di sviluppo di ogni singolo associato e degli associati nel loro insieme. Laboratorio culturale perché costantemente rivolta alla ricerca – a trecentosessanta gradi, si usa dire - degli strumenti concettuali, strategici e pratici per garantire il pieno rispetto della missione dei parchi. Rappresentanza sociale perché nella pratica propositiva e organizzativa di cui ho parlato Federparchi travasa la anche le aspirazioni e il modo di essere di parti rilevanti della società con le quali viene in contatto e stringe alleanze.

Una delle azioni che l'associazione conduce a questo scopo con maggior costanza è proprio la promozione presso il grande pubblico. Le iniziative in questo campo sono innumerevoli, ma per esprimere meglio il significato dei concetti che ho appena esprosto mi basterà riferire di cosa sia divenuta in Italia, grazie alla nostra attività di promozione, la celebrazione della Giornata Europea dei Parchi, il 24 maggio. Questa ricorrenza è divenuta un vero e proprio vento nazionale. L'occasione per organizzare centinaia e centinaia di manifestazioni, incontri popolari, dibattiti culturali, mostre, visite e così via, alle quali una cornice organizzativa e informativa messa in campo della Federparchi consente di acquisire un rilievo unitario e di veicolare un messaggio coinvolgente per l'opinione pubblica.
L'altro canale unitario costruito dalla Federparchi verso la società è rappresentato dai protocolli d'intesa. Sono ormai decine gli accordi sottoscritti a livello nazionale con rappresentanze di fruitori, di sostenitori, da produttori, che garantiscono – o tentano di garantire – una comunicazione efficace tra i cittadini - organizzati secondo i propri interessi e le proprie propensioni – e i parchi, naturalmente nel rispetto delle finalità proprie di questi ultimi.
Desidero in particolare citare l'intesa stipulata quattro anni fa con le rappresentanze nazionali delle organizzazioni del mondo agricolo. L'accordo segnò una svolta nei rapporti tra i produttori e i parchi, rapporti che erano stati per lungo tempo conflittuali con un conseguente danno per l'efficacia del lavoro degli enti di gestione e per la possibilità delle aziende agricole di sfruttare tutte le potenzialità offerte dalla presenza di un parco. Dopo quattro anni possiamo dire che, anche grazie a quell'accordo, l'apporto degli agricoltori alla vita dei parchi, in alcuni casi direttamente alla gestione, è divenuto essenziale. Si sta costruendo una vera e propria alleanza tra aree protette e operatori schierati contro l'introduzione degli ogm, consapevoli della funzione manutentiva che devono svolgere, legati all'affermazione delle pratiche di qualità in una professione che diviene sempre più multifunzionale e organica agli obiettivi di tutela e sviluppo durevole. Il protocollo è stato rinnovato in questi mesi con significative innovazioni, impensabili solo poco tempo fa.

Federparchi, e il sistema di relazioni che essa ha costruito – prima fra tutte quella con le grandi associazioni volontarie di protezione dell'ambiente – ha anche assolto alla funzione, importante per l'intero paese, di esportare oltre i confini delle aree protette questa impostazione che ho cercato di descrivere, traducendola in proposte di respiro nazionale. Legandosi in rete e collaborando attivamente, i parchi hanno elaborato l'idea di quelli che chiamiamo "progetti di sistema" relativi ai grandi sistemi geografici del paese – le Alpi, l'Appennino, le coste, il bacino del Po che è il nostro fiume maggiore, le isole minori – nei quali le aree protette possono essere i nodi a partire dai quali costruire un grande sistema infrastrutturale ambientale. Si tratta di un nuovo e più moderno approccio – integrato, intersettoriale, collaborativo - ai temi della conservazione e dello sviluppo, che noi crediamo manifesti il suo valore anche rispetto alla costruzione della rete ecologica europea e del resto esso è senz'altro rispondente agli indirizzi del V Programma di azione dell'Unione Europea, che vede nella integrazione delle politiche ambientali, nella partnership e nella condivisione delle responsabilità, le leve dello sviluppo sostenibile. Di questo vi ha parlato Fabio Renzi, decrivendo l'originale e ricca esperienza di APE, Appennino Parco d'Europa, che ci consente oggi di avanzare proposte utili ed efficaci anche su di un piano internazionale.
Ma è nell'amministrazione quotidiana delle nostre aree naturali protette che ha avuto modo di esplicarsi, in tutta la sua potenzialità, una innovativa linea politico-gestionale capace di coinvolgere nel concreto, attorno alla missione di conservazione e sviluppo sostenibile, l'interesse e il consenso delle popolazioni, degli operatori economici e degli altri attori locali.
Inizialmente il lavoro è stato molto duro perché i parchi erano considerati un ostacolo allo sviluppo, ma quando essi hanno cominciato ad operare e sono giunti i primi risultati, anche i più scettici si sono convinti che l'istituzione del parco era un valore aggiunto per quel territorio, dal punto di vista ambientale ed economico.
Nelle attività che i responsabili dei parchi hanno quotidianamente condotto per affermare il ruolo della istituzione e la funzione insostituibile di promozione territoriale, la partecipazione si è rivelata lo strumento determinante che ha portato a superare molti degli ostacoli inizialmente presenti in ciascuna realtà.
Per la elaborazione dei piani dei parchi le consultazioni con le amministrazioni pubbliche, le organizzazioni di rappresentanza, le categorie economiche e la cittadinanza hanno rappresentato una norma di comportamento nuova e trasparente. Nella elaborazione dei piani di sviluppo, il ruolo fondamentale della Comunità del Parco si è esplicato e si esplica in contatti correnti e continui con le realtà del territorio, ormai sensibilizzate a perseguire la via dello sviluppo sostenibile puntando sui settori economici vocati per le aree protette, come il turismo di qualità, l'agricoltura, l'allevamento, l'artigianato e le nuove tecnologie applicate al potenziamento dei servizi territoriali.
Possiamo quindi con soddisfazione presentare progetti e programmi realizzati direttamente da chi nelle aree parco vive e lavora: dagli agricoltori ai pastori che attraverso le produzioni tipiche tutelano il paesaggio e partecipano alla gestione della fauna protetta, dai commercianti che promuovono il marchio del Parco, alle imprese che operano per il restauro dei centri storici e la manutenzione del territorio. Nei nostri parchi molti giovani si sono organizzati in cooperative e società di servizi, che gestiscono centri visita, campeggi, ostelli, organizzano escursioni e visite, svolgono attività di educazione ambientale e interpretazione della natura, sono impegnati in attività di monitoraggio della fauna e della flora, sorvegliano aree vulnerabili e delicate, promuovono manifestazioni ed eventi, inventano nuove professioni e si impegnano a promuovere un futuro migliore per se stessi e per territori in passato considerati marginali ed oggi in fase di eccezionale recupero economico, civile e culturale.
In molti territori i principi della partecipazione e della sussidiarietà stanno trovando applicazione grazie all'affermarsi dei parchi, nuove istituzioni aperte alle più moderne esigenze della società, non più isole di natura tutelata in un ambiente complessivamente compromesso, ma soggetti pubblici capaci di proporsi come modelli di gestione, in grado di valorizzare il contesto territoriale nel quale operano, diventando volano di sviluppo sostenibile.
Essi contribuiscono a disegnare, per alcuni versi, una nuova geografia istituzionale e come sistema di eccellenza rappresentano ormai dei veri e propri punti di forza per innovative politiche territoriali.
Il sistema dei parchi italiani, in sintonia con la territorializzazione delle politiche ambientali, oggetto di calorosa raccomandazione alla Conferenza Mondiale di Rio de Janeiro, è impegnato ad armonizzare le azioni di tutela e conservazione con i bisogni, le attese e le prospettive delle realtà territoriali e delle comunità locali.
Alla elaborazione e alla attuazione della politica di gestione del territorio i parchi partecipano non soltanto promuovendo e realizzando azioni concrete di protezione e di valorizzazione, ma avviando iniziative e progetti di cooperazione europea e internazionale.
La creazione di un network per la tutela dell'ambiente e per la gestione del territorio attraverso le aree naturali protette, può essere una delle più interessanti esperienze del nostro tempo, non potendo più ignorare che i parchi rappresentano a livello planetario una realtà istituzionale e una grandissima risorsa con cui concretamente confrontarsi; un qualificato strumento di governo del territorio che con le azioni di tutela dell'ambiente realizza opportunità di sviluppo e assicura un futuro al nostro mondo.
I parchi italiani sono impegnati per raggiungere questo obiettivo, in una continua ricerca di confronto e collaborazione con altre realtà europee ed internazionali.
L'ottica che ci guida è, ancora una volta, quella della partecipazione e dell'integrazione. Desideriamo che i parchi siano direttamente i protagonisti di azioni di collaborazione, portando il loro contributo alle istituzioni che hanno compiti generali e utilizzando fino in fondo il bagaglio di conoscenze e di indicazioni che vengono da quelle stesse istituzioni.
Ciò vale naturalmente anche per il Mediterraneo. Abbiamo posto concretamente innanzi a noi e ai nostri parchi l'orizzonte della collaborazione in questa area geografica. Abbiamo voluto e realizzato, in collaborazione con la Regione Puglia e il Ministero dell'Ambiente, due edizioni di una Fiera dei Parchi del Mediterraneo, che ci ha consentito di conoscere e far conoscere tra loro operatori e studiosi, oltre che di approfondire i temi sui quali lavoriamo.
Stiamo costruendo relazioni utili a stabilire un rapporto stabile e permanente tra i parchi e le autorità titolari della gestione delle aree protette – Regioni, Province, Associazioni – del Bacino del Mediterraneo, allo scopo.di rendere ancora più diretto, non mediato, lo scambio di esperienze, idee e proposte ad una scala più ampia, in grado di influire più efficacemente sulla realtà dalla quale dipendiamo e sulla quale operiamo.
Siamo senz'altro consapevoli dell'esigenza che abbiamo di costruire insieme progetti per le peculiarità di questa area dell'Europa e per realizzare azioni che le affrontino concretamente. Abbiamo bisogno di far pesare i problemi di questa parte della realtà delle aree protette nel rapporto con le autorità nazionali, internazionali, e sovranazionali. Di costruire un riferimento preciso e saldo per quelle stesse autorità, nel momento in cui elaborano e si propongono di realizzare politiche ambientali che altrimenti ci passeranno sopra la testa e potrebbero persino essere dannose per la nostra azione. C'è la necessità di sostenere in modo efficace e mirato l'attività di associazioni, Centri, Uffici, che devono sempre più vedere le aree protette protagoniste e essere concentrate sullo scopo centrale per cui sono state istituite. Al primo posto tra questi viene naturalmente il Centro di Cooperazione del Mediterraneo dell'IUCN, al quale guardiamo come ad uno degli strumenti più importanti per il nostro lavoro e che sosterremo per questo con tutte le nostre capacità.
Vi ringrazio per l'attenzione.