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Presentata la ricerca su agricoltura e rete ecologica

28 Maggio 2005

Dallo studio dell’impatto delle produzioni tipiche sugli ecosistemi delle aree protette, si evidenziano effetti positivi sul mantenimento del paesaggio, la conservazione e il recupero della biodiversità e il mantenimento degli habitat.

Sono oltre 230.000, pari al 9% del totale nazionale, le aziende agricole presenti all’interno del perimetro dei Parchi nazionali, con una dimensione media di 5,3 ettari. Utilizzano una superficie agricola pari al 9% del totale nazionale, che per almeno il 50% è investita a prati e pascoli (contro il 26% della media italiana) mentre il 34% della superificie agricola totale è a bosco contro un 23% della media nazionale. Ne consegue che l’allevamento risulta essere fortemente estensivo, con un indice di 0,7 UBA per ettaro di superficie agricola utilizzata (a fronte di un valore di 2,1 rilevato per l’Italia). Queste sono le principali caratteristiche dell’agricoltura praticata nei Parchi nazionali, come è emerso dalla ricerca “L’agricoltura nella rete ecologica nazionale”, realizzata dall’Istituto nazionale di economia agraria, in collaborazione di Legambiente e Federparchi, per conto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio. Risultati che attestano un ruolo di primo piano dell’agricoltura praticata nelle aree protette nazionali nell’ambito dell’agricoltura italiana.
La ricchezza del patrimonio eno-gastronomico prodotto nei Parchi è testimoniata dai prodotti tipici censiti dalla ricerca: ben 554, di cui il 30% sono prodotti con denominazioni, 66 sono Dop e Igp  (a livello nazionale sono 137), e 15 prodotti sono in attesa di riconoscimento. Dallo studio dell’impatto delle produzioni tipiche sugli ecosistemi delle aree protette, si evidenziano effetti positivi sul mantenimento del paesaggio, la conservazione e il recupero della biodiversità e il mantenimento degli habitat.
Tuttavia le criticità non mancano: le caratteristiche climatiche dei parchi sono spesso poco adatte allo sviluppo di un’agricoltura sufficientemente redditizia, il che si traduce inesorabilmente in fenomeno di abbandono dei terreni meno produttivi, e di conseguenza in perdita di risorse ambientali, rischio per la stabilità degli agro eco-sistemi e della biodiversità vegetale e animale. Per fronteggiare questi fenomeni sono molti i parchi che hanno intrapreso azioni di recupero dei pascoli e dei terreni produttivi, la reintroduzione di varietà autoctone, e una maggiore organizzazione del sistema produttivo per innalzare la redditività delle produzioni tipiche.